Trieste

 

La Società Trieste trova le sue origini nel lontano 1904, anno in cui venne fondata la "Società dei Quindici", vero e proprio embrione della futura Società Trieste, rimasta in vita fino al 1915, e cioè fino all'inizio del Prima Guerra Mondiale, quando le numerose chiamate alle armi allontanarono da Siena i suoi iscritti. Di questo primo periodo non è rimasto nessun atto ufficiale; si può comunque pensare che all'interno dell'associazione fossero senz'altro prevalenti gli scopi mutualistici e ricreativi.

 

Già dal 1870, però, analogamente a quasi tutte e contrade, esisteva in Fontebranda una Società di Mutuo Soccorso che aveva come scopi l’assistenza mutualistica dei soci (con tanto di sussidio in caso di malattia che non permettesse al socio di lavorare) e la loro istruzione (con una scuola serale tenuta dai soci stessi). Il 26 dicembre 1922 detta Società confluirà nella Trieste, “onde unire in un unico sodalizio tutte le energie fonte brandine”.

 

Dopo la Prima Guerra Mondiale, con il ritorno dei reduci, il Rione si ripopolò, e fra gli ocaioli rinacque ancora più forte il bisogno di associarsi. Venne così ricostituita una società fra i nativi di Fontebranda, alla quale fu dato il nome di Trieste. Il perché di questa scelta lo dice nella forma retorica allora in uso l'art.1 dello Statuto:

 

"Dalla Società dei Quindici, nata in Fontebranda nel 1904 e disciolta di fatto nel 1915, a causa delle molteplici e numerose chiamate alle armi per la guerra del 1915-18, è sorta la Società "Trieste", dal fatidico nome della Città Redenta, sogno di tante generazioni italiane".

 

La Società fu legalizzata con atto pubblico il 5 dicembre 1919; davanti al notaio Antonio Ricci comparvero, come voleva la legge, i 25 soci fondatori:

 

Giovanni Ballotti

Rinaldo Poggiolini

Duilio Marzi

Luigi Soldani

Ulisse Bani

Alcibiade Romboni

Enrico Brizzi

Egidio Fabbri

Ettore Brizzi

Giovanni Donnini

Angiolo Vizia

Alfredo Donnini

Lepanto Silei

Giuseppe Savoi

Rodolfo Palazzi

Serafino Gambassi

Bixio Tancredi

Egisto Savoi

Nello Staderini

Vitalino Gabbrielli

Guido Bani

Guglielmo Luzzi

Solimano Brizzi

Alfredo Papi

Iader Donnini

 

 

La sede sociale fu inizialmente in via della Galluzza n° 13, ma doveva trattarsi soltanto di una soluzione provvisoria: uno dei primi atti della Società, infatti, fu quello di autorizzare l'acquisto dello stabile situato in via Benincasa n° 25-27 (attuale via Santa Caterina) per trasferirvi definitivamente i locali; i lavori furono progettati e diretti da Bettino Marchetti, che rivestì per lunghi anni anche la carica di Governatore; la sede fu ufficialmente inaugurata il 21 novembre 1920.

 

Da quello che sappiamo, molto precisi e rigidi erano i requisiti richiesti per poter entrare a far parte del sodalizio fontebrandino; era condizione indispensabile essere ocaioli al 100%: occorreva soprattutto essere nati all'interno del territorio.

 

Successivamente però venne estesa la possibilità di iscrizione alla Società anche a tutti coloro che, pur non essendovi nati, fossero domiciliati nel rione da almeno 20 anni, ma poi anche questa clausola venne abolita.

 

Altro requisito era l'età minima dei soci, fissata dalla Statuto a 18 anni.

 

Come indica il nome originario, La Società di Mutuo Soccorso Trieste in Fontebranda tra i nativi dell'Oca, il primo fine della Società era di carattere mutualistico-assistenziale, unito ad attività ricreative nei più svariati campi. La vita della Società iniziò all’insegna della fratellanza: il motto “un cuor solo, un’anima sola”, coniato dal presidente Guido Panterani nel 1921 ne è la prova lampante.

 

Attorno al 1925-26 si registrò una certa crisi della Società e della Contrada tutta, anche per l’esigenza di alcuni lavori di ristrutturazione dei locali sociali. Per risanare i bilanci, scartata l’iniziale ipotesi di vendere i 5 appartamenti ubicati nello stesso stabile della Trieste, fu deciso di aumentare l’attività ricreativa e di ritoccare le quote di iscrizione; la vittoria del 1928 contribuì parzialmente a risanare i bilanci. Nel 1936, tuttavia, vista la difficile situazione finanziaria, viene deliberata dall’Assemblea Generale la cessione di tutto lo stabile (comprendete i locali sociali e cinque appartamenti) alla Nobile Contrada dell’Oca. Con i proventi di tale cessione fu possibile sistemare sia l’interno che l’esterno della Società, compresi il rifacimento del bancone del bar e l’acquisto di una nuova radio; tutto ciò portò ad un incremento nella frequenza dei Soci e ad un aumento del loro numero.

 

L’attività della Società Trieste fu inevitabilmente interrotta dalla Seconda Guerra Mondiale; la voglia di tornare alla normalità e soprattutto di aggregazione intorno agli ideali comuni rappresentati dalla Contrada e dalla quotidiana presenza della Trieste portarono i Soci a riunirsi il 10 settembre 1944, prima della fine della Guerra; fu un’”Adunanza Elettorale”: il corpo sociale si voleva dare una guida, una persona che potesse riportare la normalità nella loro vita aggregativa. Fu eletto Alessandro Raselli, che rivestì il ruolo di presidente ininterrottamente fino al 1960.

 

La situazione finanziaria non era comunque delle migliori, e per ripartire furono addirittura sottoscritte delle obbligazioni; nonostante questo, fu deliberato l’assoluto rifiuto alla cessione, anche temporanea, dei locali sociali per l’attività di enti o partiti, a testimonianza dell’assoluta apoliticità del sodalizio. Per aiutare gli abitanti del rione fiaccati da cinque anni di scontri bellici, vennero presi numerosi e significati provvedimenti nell’ambito mutualistico come l’assistenza finanziaria o l’istituzione di colonie marine e montane per la salute dei più piccoli.

 

Non fu messo però in secondo piano il sostegno alla Contrada: oltre agli aiuti economici, infatti, è nell’immediato dopoguerra che la Triste si fece carico dell’organizzazione della Cena della Prova Generale.

 

Importanti attività furono intraprese negli anni ’50 e ’60, fra cui numerose visite e l’inizio del teatro in vernacolo che avrebbe caratterizzato la Trieste per lunghi anni. Alcuni lavori di miglioria furono apportati alla Società nel 1959-60, anche se la ristrutturazione più importante e radicale fu quella del 1976. Il 6 marzo di quell’anno, infatti, benedetta da un’abbondante nevicata, fu inaugurata in pompa magna la sede rinnovata della Società Trieste in Fontebranda. Con la nuova Società si avviò anche l’esperimento dell’autogestione del bar, aperto sin dalle 4 di pomeriggio e gestito dai soci, con la complicità di Velio che sfornava pizze e ciaccini, forte di una nuova cucina che, pur sempre limitata, era di gran lunga più grande della precedente, e che sarà sostituita successivamente dai locali attuali, acquisiti ad hoc alla fine degli anni ‘80.

 

Nel 1995 è stato inaugurato il nuovo giardino, che continuerà ad essere chiamato “orto” in ricordo della vecchia destinazione d’uso. Già acquisito da alcuni anni grazie alla sottoscrizione effettuata dai Soci, e collegato al salone tramite un’apertura nel muro a cui era appesa la stampa della “comparsa”, lo spazio esterno era stato usato inizialmente tal quale, e poi sistemato e reso quello che oggi possiamo godere ogni estate, animato da cenini e spettacoli.