Oratorio di Santa Caterina in Fontebranda

(ORATORIO DELLA TINTORIA)

 

L’oratorio di santa  Caterina è edificato nel territorio della contrada dell’Oca, nel luogo in cui sorgeva l’abitazione della famiglia Benincasa. La volontà di dedicare una chiesa alla Santa era stata avanzata più volte dagli abitanti di Fontebranda in seguito alla sua canonizzazione, avvenuta nel 1461.

 

Nel 1464 si provvide ad acquistare l’edificio dove aveva vissuto Caterina; grazie a sovvenzioni concesse dal Comune di Siena, furono poi acquisiti anche due fabbricati adiacenti, abbattuti insieme al primo per lasciar spazio alla costruzione dell’oratorio sviluppatosi su nuove fondamenta.

 

Le fasi di avanzamento dei lavori - dal 1465 al 1474 - sono documentate nella revisione dei conti relativa all’amministrazione del camerlengo responsabile della fabbrica, Giovanni Cigalini, redatta nel 1474, anno in cui la costruzione volgeva al termine.

 

Gaetano Milanesi pubblica nel 1854 un estratto del documento e, opponendosi alla tradizione secondo la quale il progetto per l’oratorio era stato fornito da Francesco di Giorgio Martini, ipotizza che architetto della fabbrica debba considerarsi Francesco di Duccio del Guasta, uno dei tre maestri muratori citati nel registro dei conti. Accanto a  quest’ultimo è stato inoltre ritenuto responsabile del progetto lo scalpellino Corso di Bastiano, pagato per la decorazione della facciata e per l’ornamentazione plastica dell’interno.

 

Interventi di rifinitura furono effettuati dallo stesso Corso, da Antonio Federighi, Mariano di Tingo e Urbano da Cortona, autore di un bassorilievo posto nella lunetta del portale.

 

L’attuale facciata della chiesa non è quella originale ma una fedele ricostruzione realizzata nel 1877 da Giuseppe Partini addossata a quella quattrocentesca, per coprire i tiranti apposti per problemi di stabilità in seguito al terremoto del 1798. L’esecuzione della decorazione scultorea fu affidata a Leopoldo Maccari. Della struttura originale rimane solo il rilievo della lunetta.

 

L’interno dell’oratorio a una navata diviso in due campate coperte da volte a costoloni, si conclude con una parete rettilinea che ospita l’altare; la parete d’ingresso è occupata dalla cantoria dell’organo inserita nel 1837.

 

Affreschi con scene della vita di Santa Caterina adornano le pareti e le volte; la decorazione pittorica, eseguita almeno in due periodi successivi, da artisti diversi appare però abbastanza unitaria, grazie alla struttura generale in cui si inseriscono le varie parti. Le fonti non forniscono notizie in merito agli affreschi più antichi, databili intorno agli anni venti del XVI secolo, ritenuti opera di Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, di Giacomo Pacchiarotti, di Vincenzo Tamagni e di Girolamo del Pacchia. Sono invece ben documentate le vicende relative agli interventi pittorici successivi, dovuti a Ventura Salimbeni e a Sebastiano Folli. I primi pagamenti al Folli risalgono al 1602, quando l’artista provvide al restauro delle pitture già esistenti sulla parete dell’altare. Nel 1604 e nel 1605 sono documentati compensi al Salimbeni, mentre dal 1608 al 1610 vennero pagati gli affreschi del Folli sulla parete d’ingresso. La celebre statua lignea policroma di  santa Caterina di Neroccio di Bartolomeo (1475), posta  al centro dell’altare, edificato nel 1679 da Augusto Cini,  costituisce un  vero e proprio capolavoro del Rinascimento senese.

 

Enrico Toti